FRANCESCO DAMIANI

ATTRAVERSAMENTI

di Mariarosaria Pranzitelli

L’incontro con la materialità del pensiero è per Damiani una scelta di vita.
Nel suo lavoro ci si  immerge nella materialità e nella spiritualità nel suo senso quotidiano. La sua ricerca non è solo un andare oltre un dualismo sterile tra materia e forma, tra concreto e astratto, ma è il loro ‘tocco’ reciproco, come affermerebbe il filosofo J. L. Nancy.

Si percepisce uno studio del limite e del confine attraverso l’uso dei colori e la scelta sempre rinnovata dei materiali. Una ricerca giocosa e a volte improvvisa che connette  l’infanzia alla maturità, lo sconosciuto al noto, l’inaspettato all’abituale.

Il ‘pongo’ che ricorda i giochi infantili disegna volti adulti e severi che portano con sé, grazie a questi materiali, l’impronta dell’infanzia. 

Qual è il senso del gesto artistico quando tutti i significati sono diventati in-significanti? È questo che indaga nella ricerca e nella sua pratica quotidiana: l’arte del gesto essenziale. Essenziale per chi lo compie, in questo non c’è nulla di nuovo, anzi ritorna quello che ha sempre caratterizzato chi entra in un flusso creativo, in quello slancio vitale che va interpretato come esigenza. 

Potrebbe sembrare troppo o troppo poco, ma questo non importa se la soglia è ancora una volta una ricerca senza un tempo prestabilito, ma con tutta la forza, come afferma l’artista, del ‘tempo galantuomo’.

Quanti attraversamenti. Quanti limiti che aprono nuove esplorazioni. L’organico e l’inorganico, l’aperto e chiuso, il presente che cerca un nuovo rapporto con il fuori di sé.

Se si osservano le varie fasi del lavoro dell’artista si rintraccia una linea di continuità: la consapevolezza che materiale e immateriale sono in un rapporto di reciprocità e non di semplici  passaggi, ma di attraversamenti. E’ materiale che si fa sempre più immateriale fino a trasformarsi nel suo contorno e là diventa significato, oggetto e concetto.

Il senso, come una spinta che muove la materia, ne costituisce il limite e proprio in quel limite sta il suo sorgere e il suo delinearsi come idea. 

La sempre più citata affermazione di Wittgenstein “I limiti del mio linguaggio sono i limiti del mio mondo” potrebbe essere interpretata artisticamente: là dove trovo un limite si pone il desiderio e la ricerca di un attraversamento, di un andare al di là che lascia una traccia e un segno materiale, un luccichio o un frammento di materia.

In tutte le opere di Damiani si trova forte questa istanza: trasparenza, materiali di scarto dell’opera che sembrano l’opera, il vuoto che si fa pieno e viceversa. Sia l’astratto che il figurativo sono presenti nelle sue opere, perché la scelta dell’artista è di non ingabbiarsi in semplificazioni e in categorie, ma di volta in volta lasciare che l’istanza espressiva scelga la sua forma. 

 

Nei ritratti l’intensità e la precisione del segno, scavano una traccia che assume forza nella breve ombra che incide. Il colore che fa da sfondo e che non ha un contorno definito mostra l’esigenza di evocare l’indefinito come una singolare modalità di esporre e di essere esposti. E’ un essere a-sé, un essere singolare che cerca il suo modo di ritornare a sé.  In questi ritratti gli sguardi ci guardano e ci ri-guardano.

 

Non c’è un’età e una datazione semplicemente cronologica, ma tutta la sua opera avverte il bisogno di trasformare quell’uso abituale dei materiali in una cornice in una forma che mantenga intatta la sua leggerezza e il suo attraversare e farsi attraversare. Non è un caso che le sue ‘zanzariere’ avvolgano la cornice e  trattengano colori e materie differenti che disegnano volti con precisione minimale.

In questo e in qualcosa di più sta il rigore della sua esplorazione e il riutilizzo dei materiali: come un chimico studia l’organico e l’inorganico, come un poeta studia il senso e il suo significato.